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La combinazione Obinutuzumab e Lenalidomide efficace nei pazienti con linfoma follicolare recidivante o refrattario, che avevano fallito trattamenti precedenti


Una combinazione di Obinutuzumab ( Gazyvaro ) e Lenalidomide ( Revlimid ) è efficace per alcuni pazienti con linfoma follicolare che hanno fallito trattamenti precedenti, compresi quelli con recidive precoci, secondo lo studio di fase 2 GALEN, in cui oltre il 70% dei pazienti ha risposto alla terapia di induzione.

Con un profilo di sicurezza gestibile, il regime è superiore a una combinazione di Rituximab ( MabThera ) più Lenalidomide.

Sebbene non esistano standard di cura per i pazienti affetti da linfoma follicolare non-responder a precedenti trattamenti, sono spesso gestiti con regimi a base di Rituximab, un anticorpo che ha come target CD20, una molecola ampiamente prodotta dalle cellule del linfoma.
La Lenalidomide viene associata per aumentare la funzione delle cellule T e NK, migliorando le risposte immunitarie contro le cellule target di Rituximab.

Obinutuzumab è un anticorpo anti-CD20 approvato per il trattamento dei pazienti con linfoma follicolare refrattario o recidivante.
Questo anticorpo funziona in modo simile a Rituximab, ma Obinutuzumab è associato a una minore tossicità e appare essere più efficace nell'attivare il sistema immunitario.
Questi dati indicano che l'associazione di Obinutuzumab, anzichè Rituximab, con Lenalidomide potrebbe avere effetti terapeutici maggiori, in particolare nei pazienti con una rapida progressione della malattia.

Uno studio di fase 1b/2, multicentrico, in aperto, denominato GALEN, ha valutato la sicurezza e l'efficacia di Obinutuzumab più Lenalidomide nei pazienti con linfoma follicolare che hanno recidivato o non hanno risposto a una linea precedente di terapia, tra cui Rituximab.
Sono stati reclutati pazienti in 24 Centri in Francia nel periodo 2012-2018.

I dati dello studio di fase 1b hanno mostrato che il trattamento di 6 mesi aveva un profilo di sicurezza soddisfacente e ha stabilito la dose di fase 2 raccomandata di Lenalidomide a 20 mg più una dose fissa di Obinutuzumab di 1.000 mg.

La parte di fase 2 dello studio ha incluso un totale di 86 pazienti nella sua analisi di efficacia e 88 pazienti nell'analisi di sicurezza.
Con un'età media di 63 anni, questi pazienti hanno ricevuto 6 mesi di terapia di induzione con Obinutuzumab per via endovenosa più Lenalidomide orale, seguito da un periodo di mantenimento di 2 anni che consisteva: 1 anno con Obinutuzumab più Lenalidomide, seguito da 1 anno solo con Obinutuzumab.
Il follow-up mediano è stato di 2.6 anni.

Alla fine della terapia di induzione, la maggior parte dei pazienti ( 79% ) aveva risposto all'associazione, soddisfacendo la misura di efficacia primaria dello studio.

Di tutti i pazienti che hanno completato il trattamento, il 38% ha ottenuto una risposta completa alla fine dell'induzione, il che significa che non avevano più segni rilevabili della malattia, né all'esame radiologico o clinico, né alle biopsie del midollo osseo.

Per tutto il periodo di studio ( induzione più mantenimento ), la migliore proporzione di pazienti che hanno ottenuto una risposta complessiva è stata dell'84%.

A due anni, il 62% dei pazienti era libero da eventi ( nessuna progressione della malattia documentata o nessuna recidiva ), e il 70% era ancora responder al trattamento.
La sopravvivenza globale è stata dell'87%.

Le analisi post-hoc hanno rivelato risultati simili ( inclusa la percentuale di responder e la sopravvivenza globale ) nei pazienti con più rapida progressione della malattia ( recidiva entro due anni dalla diagnosi iniziale ) rispetto ai pazienti che hanno recidivato più tardi ( più di due anni dopo ).

Gli eventi avversi più comuni sono stati debolezza ( 61% ), bassa conta dei neutrofili nel sangue ( 43% ), bronchite ( 41% ), diarrea ( 40% ) e spasmi muscolari ( 39% ).
Gli eventi avversi gravi più comuni sono stati carcinoma a cellule basali ( 6% ), neutropenia febbrile ( 5% ) e reazioni correlate all'infusione ( 3% ).
Un paziente è deceduto a causa della neutropenia febbrile correlata al trattamento.

I dati dello studio hanno mostrato che la combinazione Lenalidomide e Obinutuzumab è attiva nei pazienti precedentemente trattati con linfoma follicolare recidivante o refrattario, compresi quelli con recidiva precoce, e ha un profilo di sicurezza gestibile. ( Xagena2019 )

Fonte: The Lancet Hematology, 2019

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