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Ruxolitinib superiore alla terapia standard nella policitemia vera


I pazienti con policitemia vera, che erano resistenti o che mostravano intolleranza alla terapia a base di Idrossiurea hanno dimostrato livelli di ematocrito meglio controllati, ridotto volume della milza e miglioramento dei sintomi quando hanno ricevuto Ruxolitinib ( Jakavi ) rispetto alla terapia standard.

La policitemia vera è una malattia del sangue e del midollo osseo che si traduce in un numero eccessivo di cellule ematiche, principalmente eritrociti, con conseguente aumento del rischio di trombosi.

Oltre a salasso e Acido Acetilsalicilico ( Aspirina ), la maggior parte dei pazienti richiede una terapia citoriduttiva per controllare la conta degli eritrociti, e i segni e i sintomi della malattia, e l’Idrossiurea ( Onco Carbide ) è il farmaco standard.
Tuttavia il 20-25% dei pazienti risulta resistente o non-tollera l’Idrossiurea, o va incontro a perdita della risposta nel tempo, e le opzioni terapeutiche alternative sono limitate.

Sono stati esaminati i benefici di Ruxolitinib, un inibitore JAK 1 e JAK 2, che erano stati osservati in uno studio di fase 2 di pazienti affetti da policitemia vera.

L’analisi ha riguardato 222 pazienti salasso-dipendenti che avevano avuto una risposta inadeguata o effetti collaterali inaccettabili con Idrossiurea.
Un totale di 110 pazienti sono stati assegnati a ricevere Ruxolitinib a una dose iniziale di 10 mg due volte al giorno.
Gli altri 112 pazienti hanno ricevuto la terapia standard selezionata dallo sperimentatore.
La maggior parte di questi pazienti aveva ricevuto un dosaggio più basso di Idrossiurea con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di effetti collaterali ( 58.9% ), mentre l’11.6% aveva ricevuto Interferone, il 7.1% Anagrelide, il 4.5% immunomodulatori e l’1.8% Pipobromano.

L’endpoint primario composito era rappresentato dal controllo dell’ematocrito fino alla settimana 32 e da una riduzione di almeno il 35% del volume della milza alla settimana 32.

L'esposizione mediana alla terapia è stata di 81 settimane nel braccio Ruxolitinib e di 34 settimane nel braccio terapia standard.

Un numero significativamente maggiore di pazienti nel braccio Ruxolitinib ha raggiunto l'endpoint primario composito ( 20.9% vs 0.9%; P inferiore a 0.001 ).

Ruxolitinib è risultato associato a un più alto tasso di controllo dell’ematocrito fino alla settimana 32 ( 60% vs 19.6% ), così come un più alto tasso di pazienti che hanno raggiunto una riduzione di almeno il 35% del volume della milza dal basale alla settimana 32 ( 38.2% vs 0.9% ).
Nel braccio Ruxolitinib è stato anche osservato un tasso significativamente più alto di risposta ematologica completa ( 23.6% vs 8.9%; P = 0.003 ).

Più pazienti assegnati a Ruxolitinib hanno mantenuto la risposta primaria alla settimana 32 e fino alla settimana 48 ( 19.1% vs 0.9%; P inferiore a 0.001 ).

E’ stata impiegata la scala MPN-SAF ( Myeloproliferative Neoplasm Symptom Assessment Form ) per valutare i sintomi.
Il 49% dei pazienti assegnati a Ruxolitinib ha raggiunto almeno una riduzione del 50% nel punteggio totale dei sintomi alla settimana 32, contro il 5% dei pazienti nel braccio terapia standard.

Più pazienti assegnati a Ruxolitinib hanno presentato eventi avversi di grado 3-4: anemia ( 2% vs 0% ) e trombocitopenia ( 5% vs 4% ).
Infezioni da herpes zoster di grado 1-2 si sono verificate nel 6% dei pazienti nel braccio Ruxolitinib contro nessun paziente nel braccio terapia standard.
Gli eventi tromboembolici alla settimana 32 erano più comuni nel gruppo terapia standard ( 6 casi vs 1 caso ).

Dallo studio è emerso che Ruxolitinib è risultato significativamente più efficace rispetto alle terapie standard nel controllo dell’ematocrito, eliminando la necessità del salasso, riducendo l’ingrossamento della milza, la normalizzazione della conta degli eritrociti e migliorando i sintomi correlati alla policitemia vera. ( Xagena2015 )

Fonte: The New England Journal of Medicine, 2015

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